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Allenare corpo e mente: intervista a Francesco Zoccheddu

Allenare corpo e mente: intervista a Francesco Zoccheddu

Personal Trainer, Master Trainer, Preparatore Atletico e Mental Coach degli Atleti

Introduzione
Allenare il corpo è fondamentale, ma senza la giusta mentalità ogni sforzo rischia di rimanere incompleto. Dodici domande a Francesco Zoccheddu, fondatore di The Original Club a Venezia, professionista con anni di esperienza che applica un approccio unico, che unisce metodo scientifico, valori umani e una visione innovativa dello sport.

Identità professionale

1. Francesco, sei Personal Trainer, Master Trainer, Preparatore Atletico e Mental Coach: come convivono queste competenze nella tua attività quotidiana?
«Non vivo le mie competenze in compartimenti stagni. Posso svolgere una lezione di personal training o una seduta di preparazione atletica, ma all’interno dell’ora dedicata alla persona emergono spesso anche aspetti di mental coaching o di ascolto. Ogni percorso è unico, e tutte le mie competenze si intrecciano per rispondere al bisogno reale del momento. È proprio questa contaminazione che diventa un valore aggiunto.»

2. In che cosa si distingue il tuo approccio rispetto a quello di un personal trainer tradizionale?
«Prima di iniziare un percorso c’è sempre un colloquio approfondito e un’anamnesi accurata. Voglio capire se posso davvero essere d’aiuto: se so di poter migliorare la qualità della vita e accompagnare la persona verso il suo obiettivo, allora procediamo. Altrimenti preferisco farmi da parte, indicando comunque una strada. Anche durante una normale seduta può emergere una sfumatura di mental coaching: il mio è un approccio olistico, che va oltre l’allenamento standard.»

3. Quali sono, secondo te, i valori che uniscono preparazione atletica e mental coaching?
«Il denominatore comune è la volontà: la motivazione, l’ispirazione, il “perché” che accende la scintilla. Quando corpo e mente si incontrano, nasce quello stato che molti atleti chiamano “flow”: la condizione in cui le capacità fisiche si esprimono con naturalezza, senza paura e con totale libertà. È lì che avviene la vera magia dello sport.»


Il Mental Coaching applicato allo sport

4. Quando parli di “mental coach degli atleti”, cosa intendi esattamente?
«Il mental coach degli atleti lavora sulla capacità mentale dello sportivo, aiutandolo a potenziare le sue risorse interiori. Significa applicare strumenti di mental training e di coaching specifici per chi affronta competizioni, con l’obiettivo di esprimere la migliore versione di sé.»

5. Perché la componente mentale è così decisiva nello sport moderno?
«Perché la mente è la chiave che permette al fisico di esprimere davvero il suo potenziale. Senza consapevolezza e gestione delle emozioni, anche il miglior allenamento rischia di non tradursi in prestazione.»

6. Quali strumenti utilizzi più spesso per allenare la mente?
«Esercizi di visualizzazione, routine di concentrazione, respirazione, gestione dello stress, dialogo interno positivo. Ma anche l’allenamento fisico stesso è un terreno su cui costruire resilienza e disciplina. La preparazione in palestra è fondamentale per tutte le discipline, non solo sul piano fisico ma anche mentale.»


Metodo e filosofia di lavoro

7. Come unisci preparazione atletica e mental coaching nei tuoi programmi?
«Lo faccio in base alla periodizzazione. Ci sono momenti specifici in cui è più utile inserire sessioni di mental coaching: a volte integrate nell’allenamento, altre volte separate. Tutto deve essere adattato alla vita dell’atleta: studente, lavoratore, professionista.»

8. Quanto conta la personalizzazione del percorso?
«La personalizzazione è tutto. Dico sempre che è il dettaglio a fare la differenza, e che la somma dei dettagli porta alla vittoria. Non si tratta di perfezionismo, ma di continua ricerca di miglioramento. L’obiettivo è che l’atleta, finito il percorso, si porti dietro un bagaglio completo: fisico, tecnico e mentale.»

9. Quali principi guidano il tuo metodo?
«Serietà, onestà e virtù. Non posso chiedere ai miei atleti di dare il cuore se non sono io il primo a farlo. Voglio lasciare un’impronta tangibile: che anche a distanza di anni un atleta possa sentire dentro la voce del suo coach e i valori trasmessi.»


Visione e futuro

10. Come pensi che evolverà il ruolo del preparatore atletico e del mental coach?
«La preparazione fisica diventerà sempre più personalizzata, mentre il mental coaching non sarà più un valore aggiunto ma parte naturale del percorso. Due mondi che lavoreranno in simbiosi.»

11. Che messaggio vuoi dare ai giovani atleti?
«Seguite le vostre ambizioni con umiltà, riconoscete i limiti e lavorateci sopra senza arrendervi. La vita è questione di priorità: se volete il massimo dovete essere pronti a dare il massimo. Meglio sacrificarsi oggi che vivere di rimpianti domani. E ricordate: un cattivo allenatore può condizionare il vostro destino. Cercate sempre chi vi accompagna con empatia, ascolto e rispetto.»

12. Qual è la tua visione per The Original Club?
«Il futuro è nella preparazione atletica e mentale integrata. Per mantenere alti gli standard è necessario seguire un numero limitato di atleti, garantendo qualità e risultati. Gli allenatori hanno una grande responsabilità: dobbiamo mettere da parte l’ego e lavorare con il cuore, proteggendo e guidando soprattutto i più giovani. Solo così lo sport diventa crescita e vita.»